Quanto costa davvero un fermo dell'impianto fotovoltaico

Dall'energia persa al valore in euro, con il prezzo dell'ora e la quota che avresti autoconsumato.

9 ottobre 2026 5 min di lettura

Un inverter fermo per qualche ora non fa rumore. L’impianto continua a produrre con gli altri, la bolletta arriva un mese dopo e il fermo si perde nel totale. Per decidere se un guasto merita un intervento urgente, o se un contratto di manutenzione vale quello che costa, serve un numero, cioè quanto ti è costato.

Primo passo, l’energia che non hai prodotto

L’energia persa non si misura, perché per definizione non è stata prodotta. Si stima. Il modo più affidabile è il confronto con i gemelli, cioè gli inverter dello stesso impianto, con la stessa esposizione, che nelle stesse ore hanno continuato a lavorare. Quello che hanno prodotto loro, riportato alla potenza dell’inverter fermo, è quello che avrebbe prodotto lui.

Quando i gemelli non ci sono, si usa l’irraggiamento misurato sul posto e il rendimento storico dell’inverter. Quando mancano anche quei dati, la cosa onesta è non stimare e dirlo.

Inverter fotovoltaico montato a parete con i cavi delle stringhe
Un inverter di stringa. Quando si ferma, il resto dell'impianto continua a produrre e il fermo si vede solo se qualcuno lo misura.

Secondo passo, il valore di quell’energia

Un kWh perso non vale sempre lo stesso. Dipende da dove sarebbe andato.

  • La quota che avresti autoconsumato vale quanto il kWh che hai dovuto comprare dalla rete al suo posto, con tutte le voci della bolletta che crescono con i consumi, cioè energia, quota energia di trasporto e oneri, accise. È il valore più alto.
  • La quota che avresti immesso in rete vale il prezzo a cui l’avresti venduta, che dipende dal contratto e dall’ora.

Per questo un fermo a mezzogiorno di un giorno lavorativo, quando lo stabilimento consuma tutto quello che il tetto produce, costa più dello stesso fermo di domenica, quando quasi tutto sarebbe finito in rete.

Un esempio con cifre tonde. Un inverter da 100 kW resta fermo sei ore in una giornata di sole di giugno e i gemelli dicono che avrebbe prodotto 450 kWh. Se l’80% sarebbe stato autoconsumato a 0,20 € per kWh e il resto venduto a 0,10 €, la giornata costa 72 € più 9 €, cioè 81 €. Se nessuno se ne accorge per una settimana, il conto supera i 500 €.

Terzo passo, separare le cause

Non tutti i kWh mancanti sono un guasto. Il gestore della rete può chiedere di ridurre la produzione per esigenze di rete, i moduli sporchi rendono meno, una stringa scollegata pesa poco ma per mesi. Tenere queste cause separate serve a capire a chi spetta intervenire, e se c’è qualcuno a cui chiedere un rimborso.

Il numero che serve

Alla fine il conto si riduce a una riga, quanto è costato in euro e perché. Messo accanto al costo dell’intervento che lo avrebbe evitato, quel numero smette di essere una curiosità e diventa una decisione. Ensei fa questo conto per ogni fermo, con il prezzo dell’ora e la quota che sarebbe stata autoconsumata, e lo mostra insieme all’allarme.

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